Tu sei qui: Home / Servizi / Notiziario FIARC / Notiziario nazionale / Parla il Presidente della Fiarc, Antonino Marcianò

Parla il Presidente della Fiarc, Antonino Marcianò

I consigli non richiesti provenienti dalla sedicente “maggioranza” del Consiglio di amministrazione


“Enasarco, i soli che dovrebbero andare in vacanza sono quelli che stanno occupando abusivamente l’ente”


Presidente Marcianò, siete incorreggibili: avete di nuovo abbandonato il CdA dell’Enasarco e quelli della “maggioranza” dicono che bloccate tutto.
“Sì, dicono che siamo tornati ‘abbronzati e agguerriti’. Hanno ragione: agguerriti e determinati a far cessare lo scandalo dell’occupazione abusiva dell’ente degli agenti di commercio. Come al solito, non avendo argomenti, se la cavano con battute di dubbio gusto, visto lo stato pietoso in cui hanno ridotto l’Enasarco. Ma, soprattutto, azzardano paragoni pericolosi per loro stessi”.

A che cosa si riferisce?
“Al fatto che chiamano in causa le trattative sindacali alla Fiat: vorrei fare sommessamente notare che quella del sindacato alla Fiat e, più in generale, in questo Paese è la storia di una crescita civile dei lavoratori e di un approccio ai problemi che non mancava mai di tenere conto dell’interesse generale. Mi chiedo che cosa c’entri tutto questo con chi da mesi conduce una battaglia per scopi di esclusivo potere personale: sindacato sì, ma delle poltrone”.

Rimane l’esigenza di far funzionale l’ente.
“Ma noi questo non lo impediamo, anzi: ne siamo talmente convinti che li abbiamo lasciati soli. Si autodefiniscono ‘maggioranza’? Allora decidano e lavorino. Perché queste lamentele sulla ‘minoranza’? Se è ‘minoranza’, dovrebbe essere ininfluente sulla loro attività. Battute a parte, la verità è che hanno una coda di paglia lunga così: stanno lì soltanto perché si fanno beffe dei pronunciamenti di magistratura e governo. Per il resto, non hanno ancora approvato uno straccio di provvedimento a favore della categoria. Altro che ‘lasciateci lavorare’: per sbloccare la situazione dell’ente non siamo noi a dover tornare in vacanza, come ci viene consigliato. Purtroppo, questi signori non riescono neppure a concepire che una lunga (o, meglio, infinita) vacanza debba, invece, riguardare loro: sarebbe l’unico modo per salvare l’Enasarco”.